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Il commissario incantato
di Maurizio Matrone
Il bello di questo libro è la costante polverizzazione di ogni luogo comune sui poliziotti. Un risultato al quale Matrone giunge con una scrittura briosa, irriverente, comunque ironica e, soprattutto, divertente e divertita. La vita precedente alla scelta di diventare un poliziotto è quanto di più lontano si possa immaginare per chi intende prendere questa strada. Non siamo di fronte al ragazzo amante dell’ordine, con un desiderio di assicurare agli altri una sensazione e una realtà di sicurezza; nemmeno ad un giovane che abbia chiaro quale potrà essere il proprio futuro. Il protagonista è, infatti, un musicista, un rocchettaro con la voglia di fare concerti e di vivere della propria musica. La scelta di diventare poliziotto è una folgorazione come quella di Paolo sulla via di Damasco. Ma dire qualcosa di più potrebbe togliere il piacere della scoperta di questo personaggio che non cambia nemmeno quando inizia a raccontare le sue prime avventure da poliziotto, a cui sono rimaste le stigmate dell’originalità.



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