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Il libro ci immerge nel complesso e variegato mondo delle periferie metropolitane. Non è neanche importante stabilire di quale città si tratta perché in fondo si assomigliano tutte. Qui siamo a Milano, dove sono arrivati i protagonisti partendo da posti diversi, lontani. Tutti hanno la passione per la musica neomelodica napoletana. Alcuni di loro hanno imparato a suonare nel carcere di Opera. Perché questo è un altro tratto comune, sono quasi tutti frequentatori del Beccaria, prima, e di Opera, dopo.
Ad un certo punto della loro storia decidono di formare un gruppo per suonare nelle feste: matrimoni, battesimi, compleanni, ricorrenze varie.
Un giorno la madre di uno di loro li avverte che potrebbero essere ingaggiati per suonare al matrimonio della figlia di un camorrista che loro chiamano “bistecca”. La paga è buona e sono ancora meglio le speranze pubblicitarie che potrebbero derivare da questa esperienza.
Il finale, invece, è un susseguirsi di eventi che sconvolgono la vita dei ragazzi a cui si aggiunge la figlia del camorrista che ha deciso di non sposarsi più.
Il libro, con la sua scrittura che imita un parlato tra l’italiano con una dubbia sintassi e il dialetto, è davvero bello e l’autore riesce a dare al libro una credibilità che deriva in gran parte proprio dalla ricerca linguistica che ha operato.
Insolita rumba è sicuramente uno di quei libri che devono trovare un proprio posto nella nostra bibliotea.
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